Apicoltura

Il complesso di edifici fortificati che si ergeva sulla collina durante il medioevo fu identificato per la prima volta come castello nel 963 d.C., in un documento con il quale l’imperatore Ottone I donava all’arcivescovo di Belluno terre vicine appunto al castello di Polcenigo. In seguito il feudo e il castello passarono ai Signori di Polcenigo, poi divenuti conti, che vi abitarono fino alla prima metà del XIX secolo.

Agli inizi del XVIII secolo il castello era in pessime condizioni. Nel 1738 i Conti incaricarono l’architetto veneziano Matteo Lucchesi di progettare un nuovo confortevole edificio. L’austero fortilizio divenne un elegante palazzo sullo stile di una villa veneta. Per la costruzione furono utilizzati materiali derivati dai resti delle strutture esistenti e pietre di dimensioni imponenti, prelevati dalla vicina cava di Sarone.L’imponente edificio richiamava i palazzi che si affacciano sul Canal grande a Venezia con interni abbelliti da affreschi, stucchi, quadri, arazzi e specchi.

Dall’ingresso principale si accedeva al salone adibito all’accoglienza degli ospiti e alle feste da cui si poteva raggiungere ogni zona dell’edificio: alle prigioni, alla scalinata che portava al piano superiore nonché al cortile interno, che a sua volta conduceva al giardino retrostante. La sala da ballo si collegava a una maestosa scalinata di 365 scalini, larghi presumibilmente più di 10 metri, che conduceva direttamente al borgo. La chiesa dedicata a San Pietro era accessibile solo dall’esterno.

La villa-castello fu abitata per circa un secolo e poi abbandonata a seguito di questioni ereditarie tra i conti. Nel corso del Novecento si assistette al lento declino del palazzo; il tetto e i pavimenti crollarono, marmi e pietre furono prelevate o vendute per essere riutilizzate nella costruzione di altri edifici (le pietre della scalinata furono, per esempio, utilizzate nella costruzione della chiesa di Vigonovo).